L’Insostenibile banalità dell’odio

Hannah Arendt e L’attacco dei giganti
di Luca Olivieri

con questo articolo pubblichiamo il primo dei contributi extra-redazionali selezionati per il blog e riguardanti l’uscita di marzo “L’Odio”, di FiloSoFarSoGood. Uno splendido articolo che arricchisce la nostra proposta culturale. 

Già Empedocle, filosofo greco del V secolo a.C., riconosceva nell’Amore e nell’Odio le due forze agenti nell’universo attraverso le quali ogni cosa può generarsi a partire dai quattro elementi di base che lui indicava in fuoco, aria, terra e acqua. Tuttavia, mentre l’amore è sempre stato oggetto prediletto della filosofia (famosissimo il concetto di amore platonico, spesso travisato), l’odio è stato e viene tutt’oggi per qualche motivo da molti messo da parte, forse perché convinti che non si debba parlare di ciò che si vuole evitare di diffondere (mentre, di contro, si parla continuamente di amore) o perché, essendo qualcosa che conosciamo (o crediamo di conoscere) così bene, si ritiene banale farlo. In realtà l’odio, proprio poiché spesso nascosto, mascherato, può permetterci di scavare a fondo nell’animo umano e di renderci conto che essere consapevoli del proprio odio è fondamentale. È ciò che accade ai personaggi di Shingeki no Kyojin, manga shounen considerato da molti tra i migliori del decennio, in cui l’odio viene affrontato da numerosi punti di vista, mostrandone la complessità morale e il ruolo che svolge nelle scelte di ogni essere umano. La serie è ambientata in un mondo in cui l’umanità vive all’interno di tre cinte di mura concentriche per ripararsi da una vera e propria calamità: i giganti, esseri apparentemente senza alcuno scopo se non l’instancabile desiderio di cibarsi degli umani. Il protagonista, Eren Jeager, dopo aver perso la madre proprio a causa di uno di questi mostri, inizia a nutrire un odio profondo verso di loro, un odio irrazionale ma giustificato, colmo di rabbia ma impotente di fronte a quelle creature simil-umane dall’aspetto grottesco e spaventoso. La prima parte dell’opera è dunque pregna di horror lovecraftiano, paura per l’ignoto oltre le mura e per il momento in cui torneranno i giganti. Col passare dei capitoli però ci accorgiamo che questa è solo la punta di un iceberg le cui origini profonde nascondono segreti provenienti da un passato remoto. Si scopre infatti non solo che il popolo confinato nelle mura, gli eldiani, non è l’unico rimasto dell’umanità, ma soprattutto che, nel mondo esterno, vi è qualcosa di ancor più tremendo dei giganti: l’odio che tutti gli altri esseri umani provano nei loro confronti. Gli eldiani infatti discendono da Ymir, la quale si dice abbia fatto un patto col diavolo e abbia ottenuto il potere dei giganti, il quale, alla sua morte, venne poi diviso tra nove dei suoi discendenti. Grazie a questo potere gli eldiani, in lotta con Marley, una grande nazione al di fuori delle mura, riuscirono a conquistare la potenza nemica. Tuttavia, durante la Grande Guerra dei Titani, Marley insorse e sottomise tutti i territori eldiani, ad eccezione dell’isola di Paradis, quella su cui si svolgono le vicende di gran parte della serie. Gli eldiani sopravvissuti infatti vi si rifugiarono e costruirono le tre cinta di mura per proteggersi dai marleiani, che a loro volta, avendo rubato il potere di sette dei nove giganti, iniziarono a trasformare gli eldiani che non erano riusciti a fuggire, attraverso l’iniezione nel loro corpo del fluido spinale dei giganti, in quegli stessi mostri privi di controllo, mandandoli a infestare le parti dell’isola fuori dalle mura, così da tenere confinati i “demoni”, ossia come i marleiani consideravano gli eldiani, all’interno delle mura. Marley però non poteva fare a meno degli eldiani poiché la sua potenza si basava sulla capacità unica di questi di trasformarsi in giganti e così iniziò a segregarli in veri e propri ghetti, uccidendo senza pietà chiunque, adulti o bambini, osasse uscirvi. Tuttavia questa è solo una parte della storia, o meglio è l’interpretazione di Marley. Gli eldiani infatti credono che Ymir non abbia conquistato i suoi nemici ma anzi che li abbia aiutati a prosperare e quindi giudicano ingiustificato l’odio dei marleiani, arrivando a loro volta a odiarli. Come viene svelato negli ultimi capitoli nessuna delle due interpretazioni corrisponde a verità ma ciò che ci interessa è notare che entrambe le parti hanno le loro ragioni di odiare e contemporaneamente nessuna delle due ha ragione poiché ambedue sono guidate da un’ideologia sbagliata (i marleiani dal razzismo e gli eldiani dal nazionalismo) e giudicano la realtà sulla base della loro ideologia. Evidenti sono i richiami ai regimi totalitari e in particolare al nazismo e, prendendo le mosse dallo straordinario testo di Hannah Arendt, La banalità del male, si potrebbe azzardare un parallelismo tra Eichmann, una delle figure notoriamente responsabili del genocidio nazista, ed Eren, in quanto eldiano. Il ragazzo, una volta ottenuto il potere di Ymir, ha nelle sue mani il destino di un popolo e deve fare una scelta: attuare il piano che prevede il genocidio degli eldiani, il suo stesso popolo, per cancellare una volta per tutte i giganti dalla faccia della terra, oppure lasciarsi guidare dall’odio e sterminare Marley, permettendo la sopravvivenza degli eldiani. Qualunque cosa farà le sue azioni saranno mostruose e ingiustificabili e se inizialmente sembrerà optare per il massacro, in realtà si dimostrerà deciso a salvare le persone con cui ha sempre vissuto a costo di sterminare tutti gli altri. Eichmann deve compiere una scelta simile: attuare l’olocausto degli ebrei o rifiutarsi di eseguire gli ordini, conscio che le sue azioni saranno ricordate come eroiche o mostruose a seconda di chi vincerà la guerra allora in corso. Entrambi seguiranno le proprie ideologie, tramutando l’odio in giustizia. La cosa che forse però li accomuna maggiormente non sono le loro decisioni ma il modo in cui le compiono: distaccato, razionale, assolutamente normale. “Le azioni erano mostruose, ma chi le fece era pressoché normale, né demoniaco né mostruoso”. Ciò che questo manga e le vicende naziste possono insegnarci è che l’odio è parte della natura umana e non sempre si manifesta, ma spesso si nasconde dietro una patina di normalità.
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Luca Olivieri ha 19 anni, frequenta il primo anno alla facoltà di Scienze filosofiche dell’Università di Ferrara. Le sue due passioni sono anime/manga e filosofia e vorrebbe farle diventare un lavoro.

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