Decidere un tempo già deciso

Questo è il terzo degli articoli extra-redazionali pervenuti per il terzo numero di FSFSG e selezionati per il blog! Nelle prossime settimane, altri due articoli di altissimo livello vedranno la luce in questo blog! 
Buona lettura! 

Determinismo, cinema e… Nietzsche
di Marco Domenico Grastolla

copertinaNon può che essere un demone a introdurci al determinismo. Così accadde a Maxwell e Nietzsche. Come può essere altrimenti? Chi altri, se non uno spirito maligno, può metterci nella testa l’idea che il tutto non è che un meccanicistico susseguirsi di cause ed effetti? Così nella scienza è un “demonietto” ad avere la vista talmente acuta da riuscire a tenere sotto controllo il movimento di ogni singolo elemento dell’universo, mentre in filosofia è un demone che si infila tra le pagine de La gaia scienza a lanciarci una maledizione ancor più grande: tutto ciò che vivi, oltre ad essere già scritto, lo rivivrai infinite volte!
Nietzsche dà vita all’eterno ritorno partendo da un’intuizione di tipo fisico: se consideriamo la materia come finita e il tempo come infinito, allora tutto è destinato a rimescolarsi fino a tornare a questa esatta configurazione dell’universo, per un numero interminabile di volte.

Non credo che Eraclito ne sarebbe felice, poiché in quest’ottica il suo panta rei è sì uno scorrere, ma destinato a ripetersi sempre uguale come la pellicola di un film. In un certo senso: possiamo ancora definirlo uno scorrere?
Noi consideriamo la settima arte come composta da opere concluse, determinate: puoi rivedere Donnie Darko tutte le volte che vuoi, ci ritroverai sempre lo stesso coniglio gigante, lo stesso ragazzo schizofrenico e gli stessi intrecci temporali.
La nostra vita diventa un film dunque, una pellicola che viene proiettata in continuazione sotto occhi universali che non si annoiano mai di rivedere le stesse ansie, le stesse gioie, le stesse vite.
Siamo condannati a recitare e, ancor peggio, a percepire la nostra prova attoriale come reale. Al cinema noi non vediamo attori che interpretano un ruolo, noi vediamo personaggi vivi, con cui empatizziamo e per cui ci commuoviamo e persino adiriamo. Noi siamo inconsapevoli maestri di uno scellerato ed estremo metodo Stanislavskij, incapaci di separarci dal personaggio che il fato ha scritto per noi. E se la sceneggiatura della nostra vita è eternamente ciclica, che senso ha allora preoccuparsi del tempo? Non avremmo così risolto tutte le nostre preoccupazioni? Tutto andrà inevitabilmente come deve andare, tanto vale abbandonarci al copione.
Nietzsche a questo punto ci avrebbe colpito con un über-faust e ci avrebbe esortato con epiteti poco lusinghieri a darci una svegliata: perdi tempo proprio nel momento in cui non gli dai più nessun valore.
“Però, caro Friedrich”, potremmo replicare, “sei tu che ci hai messo in questo casino: perché fare tutta ‘sta filosofia per poi ritrovarsi alle porte del nichilismo?” E bang! Altro cazzottone dal filosofo baffuto: il primo passo per uscire fuori dal film è capire che si è dentro a un film!
Dovremmo cercare nel nostro io quella meravigliosa porta celeste che permise a Truman Burbank, ossia Jim Carrey nel film The Truman Show, di rompere il cerchio e iniziare con la sua vera vita. Non basta l’incoscienza delle nostre azioni e sensazioni a farci ritenere di vivere un’esistenza piena di passione: questo non è vivere il tempo ma un farci travolgere da esso.
Essere operosi, lavorare, figliare e morire ci dà solo l’illusione di aver fatto qualcosa; non pensare e muoversi a casaccio nella società non è sinonimo del vitale caos dionisiaco: è tempo perso tanto quanto abbandonarsi a noi stessi. A nulla vale la nostra coscienza se non riusciamo attraverso di essa ad assaporare la quarta dimensione come condimento di ogni esperienza. Ogni attimo andrebbe desiderato in modo lucido e consapevole, desiderato a tal punto da volerlo vivere ancora una volta, e ancora, e per sempre.
A questo punto vi percepisco quasi ottimisti, ma un attimo, non si fa in tempo ad ammazzare un demone che ne nascono altri due: il mio desiderio di vivere pienamente l’attimo, non è anch’esso parte della pellicola cinematografica? In fondo Truman Burbank è uscito da una finzione per entrare in un’altra: non è davvero fuori dal film. E poi, sul desiderare tutto: mica tutte le esperienze sono così desiderabili!
Come affrontare questi altri problemi? Con la coscienza della finzione e un dispetto eroico. Nietzsche infatti si fa promotore dell’amor fati per mettere in scacco il determinismo, cioè l’amore per la propria “never ending story” che porta l’individuo a santificare anche la tragedia come parte di una vita piena, vissuta. Quando sopraggiunge in noi quella consapevolezza di essere l’eroe e il protagonista del film del nostro mondo, allora accettiamo di buon grado anche le sofferenze, poiché noi abbiamo le spalle larghe per sopportarle: l’eroe passa sempre per vie tortuose. Da qui viene riscoperta la serietà con la quale giocano i fanciulli, da qui accettiamo di giocare e di interpretare un ruolo fittizio, ma adesso non desidereremmo fare altro. Da questo punto giochiamo e recitiamo in modo così profondo da dirci: “Io sono il film! E se mai si nascondesse un qualcosa di “più reale” nel prima e dopo di me, che importa? Non mi appartiene!”. Qui apollineo e dionisiaco sono perfettamente bilanciati ed ogni momento è il tuo momento ed è impossibile da perdere.
Giunti sin qui, non conta più sapere se in fin dei conti la teoria nietzscheana sia in accordo con le vere leggi dell’universo. Partiti dal presupposto determinista, la razionalità dell’argomentazione filosofica che ne consegue, risulta non essere più un freno per le pulsioni (qui non c’è nessuna angoscia kierkegaardiana dello scegliere, ma solo un fare per diventare ciò che si è); piuttosto la lama affilata del pensiero diventa uno strumento potentissimo utile a canalizzare la spinta viscerale della vita verso qualcosa di più elevato; tanto quanto un uccello non può lamentarsi del peso delle sue ali, poiché è quel peso a consentirgli di spiccare il volo.

***
Marco Domenico Grastolla è nato a Grottaglie (TA) il 17/01/1991. Istruttore di arti marziali, gestisce il canale YouTube KenkaShinTv, in cui si occupa di divulgazione delle discipline da combattimento in ogni loro forma.

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