Il Tempo digitalizzato

Questo è il secondo degli articoli extra-redazionali pervenuti per il terzo numero di FSFSG e selezionati per il blog! Nelle prossime settimane, altri tre articoli di altissimo livello vedranno la luce in questo blog! 
Buona lettura! 

Heidegger e Cremonini al telefono
di Carola Mollica

copertinaNella nostra epoca è in corso un buffo paradosso: la scienza ci permette di immagazzinare un’immensità di ricordi ed esperienze, eppure tendiamo a dimenticare. Sono sicura che molti di voi avranno fatto delle ricerche su Google, magari per curiosità personale, ma in questo momento forse ricorderete davvero poco o niente di ciò che avevate letto, a meno che non siate ricercatori per mestiere. Questo accade perché sappiamo di poter recuperare quelle informazioni in qualunque momento, per cui il nostro non è più un apprendimento a lungo termine. “Come! Non ricordi più? Dai, che anno era?”: così recitano, non a caso, le prime parole di Al Telefono, il nuovo singolo di Cesare Cremonini uscito nelle radio lo scorso 15 novembre. La canzone a primo impatto può sembrare una sottile denuncia verso l’eccessivo utilizzo del cellulare e dei social media, come nociva abitudine che si è incorporata nella nostra società e, in effetti, per certi aspetti potrebbe esserlo. Tuttavia, il messaggio centrale che il cantautore vuole trasmettere riguarda più che altro il cambiamento che questa forma di tecnologia ha causato sul nostro modo di vivere le relazioni e il tempo, il quale, scorrendo così rapidamente, trascina con sé tutti gli attimi, le fotografie, le attenzioni che prima potevano essere interpretate e percepite diversamente. Certo, potremmo far dibattere a lungo certi profeti pessimisti e ottimisti riguardo le conseguenze di un fenomeno così complesso come quello della digitalizzazione, ma non siamo qui per emettere giudizi.
Tra virtuale e reale la vita si è spezzata in due, i colossi della Silicon Valley ci consegnano il mondo nelle mani in un tempo talmente veloce che potrebbe scomparire con altrettanta velocità. L’amore stesso è, per dirla con le parole di Zygmunt Bauman, liquido. Così il cantante, nel ruolo di un uomo invaghitosi di una donna, fa una richiesta, con una voce che sembra un grido taciuto: “e fammi una fotografia / e tienila per sempre nel telefono / in mezzo alla pornografia / e a tutti quei sorrisi che si sprecano”. Ma, a questo punto, quel “per sempre” non è forse un’illusione? Non è una voce fra tante, un sorriso fra tanti, che si perderà nel flusso rapido degli scrolling quotidiani? La fotografia, che è nata per fissare gli attimi e conservarli nell’eternità, è diventata oggi un mezzo come gli altri, un prodotto del commercio, ma anche sintomo di vanità e superbia. I sorrisi si sprecano in un’esibizione continua e con loro le nostre coscienze si gettano in quella che Martin Heidegger chiamerebbe chiacchiera. Quella coscienza, quell’Esserci (essere-nel-mondo), che per il filosofo tedesco è intrisa di una progettualità proiettata nel futuro, viene invece fagocitata dall’imperativo del qui e ora, da una corporeità vanitosa e frettolosa, che si mischia fra milioni di altre, diluendosi in una banale quotidianità. Milioni di teste chine su milioni di schermi, tutti i giorni, tutte le notti, milioni di occhi che al risveglio si voltano verso lo schermo. Il tempo si altera di continuo, riproducendosi in un’eternità fittizia. Heidegger si scagliò infatti contro il mondo moderno, sostenendo che la tecnologia distraesse l’uomo dalla contemplazione della morte e, quindi, dalla ricerca della vita autentica. L’Essere è coinvolto in un gioco di luci e ombre e la tecnologia è uno dei mezzi con cui si cela, come spiegherà Gianni Vattimo nel libro Tecnica ed Esistenza: “È nel mondo della scienza moderna e della tecnica che l’essere tende a nascondersi; noi lo confondiamo con l’oggettività, perché siamo come prigionieri della forza persuasiva della tecnica”. Cremonini, da parte sua, afferma che “la canzone parla proprio di quanto il telefono contribuisca a creare quantità innumerevoli di ricordi del tutto fake, senza consistenza, e di quanto dobbiamo tornare indietro nella memoria per toccare la cosa che invece abbiamo amato davvero o abbiamo sentito davvero o che davvero ci faceva felice”. La tecnica è cioè una mera illusione che allontana l’uomo dalla vera natura dell’Essere.
Per Heidegger solo il pensiero rivolto alla morte (essere-per-la-morte) può salvare l’uomo da tale illusione, indirizzandolo alla vita autentica. Il pensiero della morte ci distacca dal qui e ora, proiettandoci nelle possibilità del futuro. Nel video del brano, l’incidente è la strategia narrativa che ci mette di fronte a tali possibilità: inaspettato, esso rompe la linearità del presente. In Lettera sull’Umanismo, Heidegger critica la pretesa metafisica secondo cui l’essere coincida con l’ente, ovvero con ciò che esiste permeando il nostro presente, e che quindi l’uomo possa afferrarlo nella sua interezza; l’Essere heideggeriano non è l’essere metafisico della semplice presenza, bensì un essere che sta al di sopra, dispiegato sia nel passato che nel futuro. Esso apre degli orizzonti entro i quali si svela e in cui l’uomo può agire, ma senza poterlo vedere del tutto, poiché si mostra solo parzialmente. L’Essere non appartiene all’uomo, ma può essere intravisto nel passato tramite il pensiero rammemorante, purché egli diventi un suo umile pastore. Il pensatore tedesco non amava essere considerato un esistenzialista proprio perché la sua filosofia mirava piuttosto a “l’umanismo in cui è in gioco non l’uomo, ma l’essenza storica dell’uomo nella sua provenienza dalla verità dell’Essere”.
Dunque, nel brano, la memoria viene ripulita per vedere cosa resta a seguito di uno choc. Il Cesare attore è accompagnato da una rapidissima successione di immagini rivolte al passato. Non solo: adesso ridà valore al proprio tempo e alla propria vita appena scampata all’incidente, diventando un essere-per-la-morte. Al Telefono ci mette nei panni di un uomo che, nonostante la fugacità del presente, riesce ad emergere dalla massa indistinta di utenti, dalla chiacchiera dei commenti, dei like e delle fotografie. La sua mente ha dovuto subire un cortocircuito per potersi finalmente proiettare in un passato vero, ma anche nel futuro e nelle numerose strade che esso gli mostra, resistendo al caos di un logorroico presente.

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Carola Mollica
20 anni, studia comunicazione all’Università di Catania. Grande fan di Cesare Cremonini dai tempi delle medie, si dedica alla poesia e, quando può, alla filosofia e alle scienze sociali.

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