L’ombra del dubbio

Con questo articolo terminiamo di pubblicare i pezzi extra-redazionali che, pur essendo bellissimi, non sono rientrati nella rivista di settembre 2019 dedicata al tema del Mostro (il pdf della rivista è scaricabile da QUI

Nietzsche e il rischio della conoscenza
di Marco Domenico Grastolla

copertinaChe tu abbia scelto o sia stata la sorte a farlo per te, una volta fuori, il ritorno alla “caverna” ti è negato per sempre. Al di là di quel fuoco le ombre prendono sostanza: ogni più alta gioia e ogni più terribile sofferenza si fa viscera. Quando l’uomo mette piede in un piano dell’esistenza così sensorialmente potente e pericoloso, il suo primo obiettivo è quello di imparare a gestire demoni colossali. L’essere in qualche modo guerriero diventa necessità.

Quanto è più grande l’amore per la conoscenza, tanto più gigantesca è l’ombra che si proietta nel tuo io. La spada del filosofo è a doppio filo, ad ogni lembo di verità che squarcia provoca una dura ferita anche a chi la brandisce. È quella ferita che Wander non è riuscito a governare: la conseguenza del suo agire.

Il capolavoro videoludico “Shadow of the Colossus” può interamente interpretarsi nella mostruosa conseguenza del più alto amore. Mono, la fanciulla da riportare in vita, è l’emblema della corsa disperata del filosofo verso una conoscenza ultima da risvegliare. Lei giace inerme sotto gli occhi di Wander e lui sa che c’è qualcosa che si può fare, in quella terra proibita dove la pavida massa ha posto dei paletti: dietro quel divieto giace una verità che troppo a lungo è stata negata. Per riportarla alla luce, però, è necessario un indomito coraggio. 

Così come Wander uccide colosso dopo colosso per ridare la vita a quella ragazza, il filosofo deve affrontare l’enorme peso di tradizioni millenarie che gravano su brandelli di verità. Ad ogni pezzo di vero estratto, la storia si smuove, il mostro ti colpisce e ti fa pagar cara la profanazione di quella landa vietata. Il pensatore come Wander viene trafitto da innumerevoli frecce oscure che provocano un dolore atroce, ma questa sofferenza viene ripagata dal conforto derivante dalla consapevolezza che essa rappresenta un passo in avanti lungo la via che porta al risveglio del nostro amore. Questa tortura è inevitabile, e non si fa in tempo a guarire dalle ferite che subito si fischia verso il nostro fidato destriero: il dubbio. Esso, seguendo la luce dei pensieri, ci porta verso il prossimo mostro da abbattere.

Ma quanto può durare questo gioco? Sedici avversari sono stati l’obiettivo e il limite di Wander, che ha seguito dall’alto la voce di un qualcosa di superiore, qualcosa che lo ha portato al corrompersi un poco alla volta, consumando il suo spirito quasi senza che se ne accorgesse. Il suo clan si è spinto sino all’ingresso della terra proibita per sigillare il suo spirito demoniaco. 

Allo stesso modo la società interverrà coi suoi intellettuali sul ciglio della caverna a urlare il suo disappunto verso un pensatore-guerriero che mina il fondamento stesso dell’ordine costituito. Questo filosofo sembrerà aver perso il senno per una “tavola dei valori” che pendeva sopra la sua testa: valori che lo hanno spinto a compiere un miracolo, anche a costo della sua stessa decadenza. 

Come disse un noto filosofo dai grossi baffi: “Chi lotta con i mostri deve guardarsi di non diventare, così facendo, un mostro. E se tu scruterai a lungo in un abisso, anche l’abisso scruterà dentro di te” (“Al di là del bene e del male”).

Nietzsche in un certo qual modo è l’ennesima rappresentazione romantica di questo slancio fiero verso la conoscenza. Un uomo che conosceva meglio di chiunque altro i mostri che si annidano tra le pieghe dello spirito e che tuttavia ha insegnato la forza positiva del danzare in filosofia, nonostante la sua progressiva debilitazione fisica e mentale. 

Chissà se dal suo sacrificio e dalla sua lotta, proprio come è accaduto con Wander, non nasca un giorno una nuova progenie di pensatori unici, con armi migliori per resistere a mostri e colossi più grandi: pensatori con le corna?

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Marco Domenico Grastolla è nato a Grottaglie (TA) il 17/01/1991. Istruttore di arti marziali con una forte passione per la scienza, la filosofia e la scrittura.

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